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Principessa donna Maria Rosa Pignagnoli in Capece Minutolo di Canosa

Circolo Carlista Generale Borges – Regno di Napoli 9 febbraio alle ore 13:53 · R.I.P. Annunciamo con profonda tristezza la morte della principessa donna Maria Rosa Pignagnoli in Capece Minutolo di Canosa, madre del principe don Ernesto Capece Minutolo di Canosa, amico del nostro circolo. Al principe don Ernesto le più sentite condoglianze.

Chiesa dedicata ad Adelaide e Clotilde Capece Minutolo dei Principi di Canosa

Foto del Castello di Canosa

Resti del castello di Canosa oggi

Dell’antichissimo castello di Canosa rimangono solo qualche rudere, due disegni e un ricordo. I ruderi sono quelli delle due torri quadrate e del muro che le unisce. Due tracce sono visibili: un’antichissima costituita da maestosi blocchi di pietra ed una medioevale, sottoposta,. nel tempo, a diversi rifacimenti, costituita da tufi cozzigni. I disegni sono quelli del De Prez. Essi risalgono alla fine del ‘700 e sono stati pubblicati dall’abate francese Richard de Saint Non nel suo “Viaggio nel Regno di Napoli. Sono molto noti. il castello, purtroppo è solo un piccolo particolare di due vaste composizioni architettoniche che sintetizzano un po’ tutta Canosa. Anche se non manca una descrizione fatta nel verbale di acquisizione di Canosa da parte dei Capece Minutolo -ma è una descrizione che ci sembra non organica- il tutto è troppo poco per ricostruire con sufficiente fedeltà quello che i canosini hanno sempre chiamato il “castello”. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi. Si trattava inizialmente della rocca, della “cittadella”, costruita dai primi abitanti della zona. Poi la rocca divenne acropoli e sulle rovine fu edificato il castello. Non sappiamo quando, anche perché ci sembra che in diverse occasioni le mura della città -di fronte alle quali si fermarono Annibale e Luigi d’Ungheria siano state confuse con le mura del castello. E’ certo, però, che una roccaforte al tempo della calata dei barbari già esisteva. Il castello aveva certamente dei muri di cinta poderosi, capaci, almeno nella loro iniziale costruzione, di resistere a ogni attacco; un portone indubbiamente maestoso; un cortile con un pozzo e con il riparo per il corpo di guardia. Nel cortile, negli ultimi tempi, sorgeva “il palazzo” baronaIe al cui primo piano si accedeva attraverso una grande scalinata. La costruzione del palazzo sarebbe avvenuta dopo che il castello subì gravi danni nel corso del terremoto del 1659. Sarebbero rimasti in piedi soltanto le torri, le mura perimetrali ed un certo numero di ambienti. Sull’area distrutta, utilizzando anche alcuni degli ambienti superstiti, sarebbe sorto, appunto, il palazzo baronale. In precedenza -lo abbiamo di volta in volta accennato- per i Longobardi, che l’avevano ulteriormente fortificato, il castello era stato una residenza regolamentare; per i Normanni, che lo avevano ancora ampliato, uno dei caposaldi, con Bovino e Deliceto, di una loro linea di difesa. Nei saloni del castello di Canosa Si incontrarono nel·1089 i figli di Roberto il Guiscardo; Boemonndo e Ruggero, per cercare di superare i contrasti che allora li dividevano. Mantenuto in piena efficenza durante la dominazione sveva, si dice che Federico Il abbia soggiornato nel castello mentre veniva costruito Castel del Monte. Per gli Angioini fu, inizialmente, soprattutto una prigione. Ma nel 1271 fu ristrutturato, sotto Carlo d’Angiò, da Pietro d’Angicourt e nel 1294 fu assegnato da Carlo Il a Maria, figlia di Boemondo IV, come residenza. Sembra sia stato parzialmente ricostruito e quindi utilizzato dagli Aragonesi per essere poi disattivato e, quindi, diroccato, come si è detto, dal terremoto del 1659. Si dice che fosse ornato da 40 statue dedicate ad ognuno dei soldati martiri uccisi sotto Licinio Valerio Liciniano e dai quali prese il nome. Si dice anche che fosse collegato, mediante una strada o cunicolo sotterraneo con Canne ovvero con la fortezza di Castel S. Angelo. Da qui la stessa strada o cunicolo raggiungeva la zona dove sarebbe sorto Castel del Monte. Di tale cunicolo si trovò una traccia nel 1962 sulla variante alla statale 98. Personalmente abbiamo sentito parlare anche di un collegamento tra il castello e l’area di Giove Toro e cioè di una galleria sotterranea che dall’alto della collina immetteva poi nella pianura. Lasciato in completo abbandono dopo il trasferimento dei Capece Minutolo a Napoli, il terremoto del 1856 provocò il crollo di quello che era stato “il castello”. Nessuno si preoccupò di salvare quello che poteva essere salvato, nessuno si interessò, all’infuori dei saccheggiatori, di recuperare tra le rovine quanto poteva essere recuperato. Un secolo dopo, nel 1956, il castello o, meglio, la sua area, fu venduta  al Comune di Canosa.

Raccolta iconografica del principe di Canosa

1796 Incisone di Cecilia BIANCHI

Pregevole incisione di Cecilia Bianchi, romana. È inserita a sinistra del frontespizio de L’Utilità della Monarchia nella stato civile. Orazione diretta contro i Novatori del Secolo di Antonio Capece Minutolo dei Principi di Canosa, Accademico Forte, e fra i Sinceri dell’Arcadia Reale Isocrate Larissio. Dedicata all’Eminentiss. cardinal di S. Chiesa Stefano Borgia.

E recitata nell’Adunanza generale di essi Accademici tenuta al dì 5 Giugno del 1796, Napoli, 1796.

L’immagine è racchiusa in cornice ovale su base rettangolare su cui la scritta: antonius capycius minutulus ex principibus canusii mdccxcvi, e reca in basso, sulla sinistra uno scudo con lo stemma dei Capece Minutolo su cui è poggiata una spada e sulla destra alcuni libri, riferimenti evidenti al casato e alle qualità di cavaliere e di studioso del Canosa. L’incisione fu riprodotta per la prima volta dal Croce nell’Album celebrativo del Centenario della Repubblica Partenopea in SILVIO VITALE, Il principe di Canosa e l’Epistola contro Piero Colletta, Napoli Berisio, 1969.
Lo stemma, che nell’incisione appare semplificato, è, in araldica, “di rosso, al leone di vaio, con testa, coda e zampe d’oro”.

Ritratto del Canosa con moglie e figlio Olio su tela forse di Angelica Kauffman del 1798

Nel dipinto il Canosa è ritratto, con la moglie Teresa Galluccio dei duchi di Toro e col figlio Fabrizio, seduto al tavolo di lavoro mentre poggia la destra su un libro e stende la sinistra in un gesto di eloquio. La moglie gli è accanto in piedi e tiene per mano il figlioletto che impugna uno spadino. Sullo sfondo un tendaggio e scaffalature di libri. Di ottima fattura il quadro, attribuibile alla pittrice di Corte Angelica Kauffmann, famosa ritrattista di scuola neoclassica, dà al Canosa un atteggiamento ispirato. Notevole l’idealizzazione del personaggio. (Collez. priv. Capece Minutolo).
Nota: Il Canosa, nel 1821, ad un anno dalla morte della Galluccio, sposò in seconde nozze Anna Orselli da Pisa, dalla quale ebbe due figlie e un figlio. Morta la seconda moglie nel 1836, ebbe compagna e forse moglie Teresa Gabellini che lo assistette amorevolmente fino alla fine dei suoi giorni.

1830 Litografia su disegno di G. Micheli

Canosa in abito militare nell’atto di scrivere. Il disegno,  evidentemente tracciato direttamente sulla pietra litografica, una volta stampato risultò rovesciato: la fascia va da sinistra a destra e la mano che scrive è quella sinistra. (Collez. privata)

1835 Tempera

Miniatura del Canosa in abiti civili (Collez. priv. Capece Minutolo). Dovette essere eseguita all’epoca della pubblicazione del “Ritratto” di A. M. Ricci.

Olio su tela del 1835

Grande ritratto del Canosa in uniforme militare (Collez. priv. Capece Minutolo).

Medaglia 1833

Al recto l’immagine del Canosa in divisa militare contornata dalla scritta Antonio Minutolo Capecio Principi Canusii.
Al verso la scritta HIC FIDE IMMOBILI IN LEGITTIMA PRINCIPUM IURA IN IISDEM SCRIPTO ET MANU ADSERENDIS VINDICANDIS NEMINI SECUNDUS INCANUIT IDEMQ. IN GRATIA VEL UTILITATE PERCIPIENDA POSTREMUS OMNIUM EXSTITUT. A. MDCCCXXXIII (Qui è raffigurato con fede incorrotta nei legittimi diritti del prìncipe, negli scritti come nelle opere, a nessuno secondo nella difesa e nella rivendicazione, tale invecchiò, ultimo tra tutti nel ricevere privilegio o compensi). In giro serpente che si morde la coda.
Fu coniata in omaggio al Canosa e si trova riprodotta in Eduardo Ricciardi, Medaglie del Regno delle Due Sicilie (1735 – 1861), Napoli, 1930.

Litografia del 1830

Il Canosa in abito civile. Pubblicata in Cesare Spellanzon, Storia del Risorgimento e dell’unità d’Italia, vol. I, pag. 746. (Raccolta iconografica degli Uffizi, Firenze).

Litografia di Gervasoni e C. su disegno di Daniele Del Re (1830), conservata al Museo di San Martino, Napoli.

Il Canosa in uniforme di Consigliere di Stato. In basso la scritta Antonius Capycius Minutulus Canusii Princeps. Pedissequa la frase cum irent omnes ad vitulos aureos, quos fecerat Jeroboam Rex… Hic solus fugiebat consortia omnium, sed pergebat in Jerusalem ad Templum Domini, et ibi adorabat Dominum Deum Istrael Tobias 1.5 et 6.

Tempera del 1830 in uniforme di Ministro

Il Canosa è ritratto in uniforme di Ministro di Stato decorato della Gran Croce della Concezione Immacolata e relativa fascia. Poggia la destra su alcuni libri e la sinistra sull’elsa della spada. Sullo sfondo alla sua destra un busto di Ferdinando I.

Tempera del 1830

Incisione di Bosi 1818

È inserita a sinistra del frontespizio del libro In confutazione degli errori storici e politici da Luigi Angeloni esposti contro sua Maestà l’Arciduchessa Maria Carolina D’Austria Defunta Regina di Napoli. Epistola di un amico della verità ad uno storico italiano rispettabilissimo, Marsiglia, 1831 (L’incisione è pertanto di tredici anni anteriore alla data di pubblicazione del libro). In testa la scritta: Cum irent omnes ad vitulos aureos quos Jeroboam Rex Jerusalem is solus fugiebat consortium omnium, et pergebat in Jerusalem ad Templum Dei Domini nostri. Tob. In princ.(Mentre tutti accorrevano dai vitelli d’oro che aveva fatti Jeroboan re di Gerusalemme, egli soltanto fuggiva il consorzio umano e andava a Gerusalemme nel Tempio di Dio Nostro Signore). Al centro l’immagine particolarmente corrucciata del Canosa e la scritta Antonius Capycius Minutulus Canusii Princeps, Anno MDCCCXVIII. In basso lo stemma semplificato dei Capece Minutolo, la spada, la penna e il libro aperto. L’immagine del solo volto è stata pubblicata in Luigi Bulferetti, La Restaurazione, p.448, ne La Storia d’Italia coordinata da Nino Valeri, Torino, Utet, 1959.

Busto in marmo successivo al 1815

Il Canosa è rappresentato in abito civile con la Gran Croce conferitagli da Ferdinando VII (Collez. priv. Capece Minutolo).

Ritratto come Ministro di Polizia 1815

Ritratto risalente al breve periodo in cui il Canosa ricoprì per la prima volta la carica di Ministro di Polizia (dopo il 1815). L’Autore gli ha posto nella mano destra, a scopo identificatorio, una lettera a lui indirizzata, mentre la sinistra sorregge la spada. L’espressione è meno intensa del precedente, ma serena e decisa. Gran Croce e fascia conferitegli da Ferdinando VII di Spagna sono in piena evidenza. (Collez. priv. Capece Minutolo).

Miniatura a tempera successiva al 1815

Ritratto certamente posteriore alla missione del Canosa presso Ferdinando VII per perorare la causa della restaurazione della dinastia borbonica a Napoli contro le pretese di Gioacchino Murat. Il Canosa è raffigurato in abito militare, decorato della Gran Croce della Concezione Immacolata, concessagli dal monarca spagnolo «in premio del suo decisivo attaccamento alla Casa di Borbone» e «della sua inimicia a tutti coloro che si dicono Bonapartisti» (da Walter Maturi, Il Principe di Canosa, Firenze, 1944, pag. 141) con relativa fascia celeste-bianco-celeste. (Collez. priv. Capece Minutolo). L’immagine ben rappresenta il carattere risolutivo e volitivo del personaggio. In tutti i ritratti successivi il Canosa è raffigurato con questa onorificenza cui teneva moltissimo.

Olio su tela di Angelica Kauffman 1798

Particolare dell’olio su tela di Angelica Kauffman (1798), inserito in Le Immagini della Memoria, di Antonella Grippo, Napoli, Controcorrente, 2000, pag. 155.

 

Miniatura a tempera eseguita tra il 1795 ed il 1796

Miniatura a tempera 1795-1796

È una delle prime immagini del Canosa, databile tra il 1795 e il 1796, epoca in cui il giovane aristocratico napoletano, dopo aver compiuti approfonditi studi di teologia, filosofia, storia e diritto, sulla scorta della letteratura latina e greca, nonché riflettendo sulle opere più recenti degli scrittori d’Oltralpe, dà alle stampe le prime sue opere. (Collez. priv. Capece Minutolo) 

Opera Pia "S. Giuseppe dei Nudi"
- Nudus eram et cooperuistis me -

Elenco cronologico dei benefattori perché il ricordo che vennero incontro al dolore ed alle sofferenze non si affiovolisca mai nel tempo.

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